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giovedì, 12 ottobre 2006

COME RICHIESTO: LA SCENA TRIESTINA (prima parte)

E' un post complesso* questo.
Chi scrive bazzica questa scena più o meno attivamente da circa 14 anni, cioè dai primi '90.
Ascolto musica anche da prima cioè da quando a metà degli '80 mi capitò fra le mani una rivista musicale che mi lasciò basito.
Avevo già una discreta collezione di dischi e cassette: avevo i Black Sabbath, i Cheap Trick, Ted Nugent, gli Iron Maiden, anche Umberto Tozzi e i Pooh.
Ma cazzo di tutte le band di cui parlava questo giornale chiamato "Rockerilla" non ne conoscevo una.
Com'era possibile? Andavo nei negozi di dischi. Andavo da Ricordi, andavo alla Standa, anche in altri che ora non esistono più e dei quali non mi ricordo il nome.
Ma i dischi di cui parlava Rockerilla non c'erano.
Come mai?
Per me sbarbo era un mistero inquietante.
Un giorno, per puro caso, in via Milano trovai un negozio che non avevo mai notato.
Dimensioni microscopiche.
Vetrina microscopica.
Vinili stipati ovunque.
In quattro dentro non ci si stava.
Chiesi al tipo dietro il banco: "Mi scusi, ha forse i Mercyful Fate?"
Ed egli: "Vuoi il primo o il secondo?"

Cominciò così.

Quel tipo si chiamava (si chiama anzi, ha solo cambiato lavoro) Camillo ed il negozio era "Discoteca 33".
Chiunque della vecchia guardia a Trieste è passato per Discoteca 33.
O nel negozio piccolo o in quello più grande dove Camillo si trasferì anni dopo, dall'altra parte della strada.
Che tu fossi un punk crestato, un metallaro glamster o un thrasher, un darkone coi "puntalini" - diomio: qualcuno si ricorda dei puntalini? - o un new waver fighetto, da Camillo ci andavi.
E incontravi la scena.
"Carboneria" come direbbe Lorenz dell'Iguana, che già all'epoca era il barman ufficiale.
Se Camillo era un punto di riferimento diurno, il "Nutty" di Lorenz era uno di quelli notturni e Lorenz con i suoi Spy Eye faceva intravvedere brillanti futuri londinesi per tutti quelli come lui che avevano determinazione a sufficienza.
In quei giri conobbi un sacco di gente, tra cui dei tipi che cercavano un bassista per un gruppo hardcore newyork e pensavano dovessi essere io.
Io dovevo andare a servire la Patria e non avevo idea di come si suonasse il basso, ma loro erano convinti.
Al mio ritorno dalla Marina Militare ero libero, pronto per diventare una rockstar, ma - piccolo particolare - ancora non avevo idea di come si suonasse quel diabolico strumento.
Mi organizzarono lezioni private e ogni genere di supporto, ma le mie dita avevano la mobilità di quelle di un ottuagenario e "andare a tempo" era un concetto a me ignoto.
Il cantante - preso da cazzi suoi - se ne andò.
Non male come band: un batterista, un chitarrista, un non-bassista e zero cantante.
Però eravamo fighi, avevamo le mimetiche tagliate, le magliette degli Agnostic e dei Sick of It all, io in certe trasferte milanesi ne avevo pescate anche di molto stilose dei Judge e dei Gorilla Biscuits, eravamo ben rasati: qualcosa bisognava fare!
Nel cazzeggio, iniziai ad urlare e grugnire nel microfono in sala prove.
Il giorno dopo ero completamente afono, mi esprimevo a gesti.
Però con l'inglese me la cavavo, riuscivo a scrivere testi suffcientemente pieni dei simpatici luoghi comuni hc d'oltreoceano, la voce mi sarebbe tornata, avrei potuto ancora grufolare violentemente e - cosa determinante - i bassisti erano un articolo relativamente facile da trovare sulla piazza.

E voilà!
Eccomi "dentro" la scena.

Quel gruppo durò poco.
Erano i Point of Entry.
Da quel nucleo si formarono gli Ars Moriendi.
Quelli durarono di più, ed alcuni die-hard fan - con mia sorpresa - se li ricordano ancora.

Ricordo con gioia quegli anni pre-internet.
Erano soprattutto concerti sudatissimi, orecchie in frantumi, pogo molto poco politically correct e ignoranza brada.
Soldi zero, cachet nulli, ma nessuno si poneva il problema.
L'aspirazione principale era avere più gente possibile che se le dava di santa ragione quando suonavi.
Quando qualcuno cominciò a farsi domande sul "futuro della band", essa si sciolse come un Calippo nel Sahara e mi/ci lasciò qualcosa di appiccicoso ma dolce fra le dita.
Tutti prendemmo strade proprie, ma più o meno tutti restammo invischiati nel giro.
Ed infatti eccomi qua oggi, nel 2006, insieme ad altri valorosi, ad aprire quello spazio per concerti che sono anni che ce lo sognamo di notte.
Ed a scrivere di musica e di questa stronza Trieste, che è stronza ma la amiamo perché è nostra.
Ed ovviamente a propinarvi post essenzialmente di cazzi miei in modalità amarcord, ma - credetemi - era impossibile non fare queste premesse sul passato prima di andare a vedere il presente ed il futuro.
A ciò vi rimando alla prossima puntata!
Abbiate pazienza... arriva a brevissimo!


*se hai colto il doppio senso, sei malato come il sottoscritto...
postato da: hotelgorillo alle ore 20:44 | link | commenti (10)
categorie: fatevi i cazzi miei, trieste - i love you
mercoledì, 11 ottobre 2006

IN VIAGGIO DA FERMI - Introduzione

Mi è venuta l'idea di scrivere una serie di post collegati tra loro come i capitoli di un libro. Il tutto può suonare abbastanza pretenzioso (a partire dal titolo) ma non è che sia poi un grosso problema: al limite evitate di leggerli e/o fatevi l'idea che io sia un cagacazzi. Per non rendere tutto troppo pesante li intervallerò con post più consueti. Avevo però voglia di sviluppare queste riflessioni insieme a qualcun altro, di non tenermele per me e basta, anche perché il campo di cui trattano è vasto e tra l'altro neanche precisamente delimitato. Qual è questo campo? Grossomodo il web stesso. Che è una di quelle parole come "il rock", che vogliono dire tutto e niente. Eppure i concetti che rappresentano influenzano concretamente la nostra vita, a prescindere dal fatto che li accettiamo o li rifiutiamo.  Chi avrà voglia di seguire il discorso, capirà quali ambiti e tematiche esso include; e spero contribuirà in qualche maniera ad arricchirlo. Non ho la più pallida idea di come andrà a finire. Se sarà un esperimento di scrittura/ricerca collettiva oppure non lo cagherà nessuno e diventerà una roba troppo personale e cervellotica interessante solo per chi la scrive, una gran pippa insomma. Non ne ho la più pallida idea, ma mi va di provarci.
postato da: hotelgorillo alle ore 20:06 | link | commenti
categorie: fatevi i cazzi miei
lunedì, 09 ottobre 2006

DEDICHE & RICHIESTE

D'accordo che youtube salva sempre il culo ai blogger scazzati che non sanno cosa scrivere e quindi per non far vedere che non aggiornano postano un video a caso, ma dopo un po' il tutto mostra un po' la corda.
Quindi facciamo così: siccome ho diverse cose in mente da postare ma mi sembrano tutte o di livello troppo elevato per voi o inutili o autoreferenziali in modo imbarazzante o tutte e tre le cose assieme, lascio a voi decidere.
Nei commenti, ditemi: "Vorrei che facessi un post su le ripercussioni degli esperimenti nucleari sotterranei in Corea sulla scena musicale triestina, e vorrei tu lo scrivessi con tono sarcastico" oppure "Vorrei che tu facessi un post sulle tipologie di persone che si possono incontrare nel bagno di casa mia alle 3 del mattino".
Insomma scegliete voi un argomento e io svilupperò un post ad hoc.
Potete anche aggiungere "... e vorrei dedicarlo al mio tesoro che domani compie gli anni" o simili stupide dediche.

Per la cronaca, la burocrazia per aprire Tetris mi sta consumando ma abbiate vede, manca pocopoco.
postato da: hotelgorillo alle ore 15:28 | link | commenti (7)
categorie: figata, fatevi i cazzi miei
venerdì, 22 settembre 2006

CUCCIOLO REVENGE


(Daniele Durante appena uscito dal programma)


(Il Nano Cucciolo)

Per motivi di campanilismo, a "La Pupa e Il Secchione" parteggio per Sala, baluardo di inconfondibile triestinità.
Ma Sala ha avuto sfiga. Gliene è capitata una delle peggiori, una per la quale Wall Street è una via di Venezia, una secondo la quale una papera starTAZZA (qualunque cosa voglia dire) e Padoa Schioppa è il "Presidente dell' Economia" (qualunque cosa voglia dire). L'unica cosa che un gentleman giuliano come lui può fare dinanzi a simili spettacoli è chiudersi in un silenzio da cavità carsica e pensare l'unica cosa possibile e cioè:

"Ciò, fia mia, ma te sa che te son propio MONA?"

Ma nel mio cuore c'è sicuramente anche posto anche per Monti, o meglio: Monty.
Impagabile.
Impagabile il suo colpo di reni, stile pesce sul bagnasciuga, nel tentativo di fare una capriola.
Impagabile il suo lanciarsi stile palla da bowling umana, sempre in un tentativo di capriola.
Impagabile il suo tenero arrapamento per la Panicucci con conseguente volo maldestro dalle scale.
Monty ha 30 anni ma potrebbe averne 60.
Monty: un uomo che sembra più vecchio dei suoi genitori.
E' raro.
Credetemi: vincerà lui.

In realtà però, da ieri c'è un vincitore morale.
Durante, ovvero come vi immaginereste Cucciolo che smette di lavorare in miniera e si laurea in Scienza della Comunicazione.
Durante, sul quale i vestitini rosa e i perizomi di una sosia rimbambita di Paris Hilton nulla  hanno potuto.
Durante, che, quando gli hanno affiancato un micidiale secchione siciliano con i capelli acuminati dal gel e la stazza di un enorme plantigrado e gli hanno detto: "La prossima settimana dormirai nello stesso letto con la finta Paris Hilton e questo curioso essere che risponde al nome di ' Spinò '" non ci ha pensato un attimo e si è chiamato fuori.
Non molti l'avrebbero fatto.
200.000 euro sono parecchi.
Molti venderebbero la propria madre per molto meno.
Ma Durante no.
Non è in vendita.
Né lui né sua mamma né il suo amor proprio.
Finché si gioca e si scherza, ok.
Ma quando la prospettiva è competere con Spinò - e magari venir pure da lui trombati - per restare a far coppia con una donna la quale si domanda perplessa se esiste davvero in Italia un posto che si chiama "Abruzzo", allora un vero uomo sa qual'è l'unica cosa da fare.
Le valigie.



"Dai papà, mi fai vedere di nuovo quella cassetta dove tu e quella che voleva assomigliare a Paris Hilton parlavate di scorregge?"
lunedì, 18 settembre 2006

SCONTRO DI CIVILTA' (502esima puntata - continua)


(Questa immagine è più rivoluzionaria di tante altre)

Avete sentito del casino che sta venendo su in molti Paesi islamici a causa delle parole del Papa pronunciate nel discorso all'Università di Regensburg martedì 12 settembre?
Credo di sì.
E credo che qualcuno abbia anche letto dei commenti a tutto ciò.
Credo inoltre che solo pochissimi si siano presi la briga di andare a leggere l'intero discorso del Pontefice.
Fatelo.
Lo trovate qui.
Nonostante non sia proprio una lettura semplice, ne vale la pena.
Al di là del contenuto.
Ma per capire quanto questo ennesimo rispolverare il discorso dello "scontro di civiltà" sia una manovra subdola e scorretta.
Non c'è nessun attacco all'Islam.
C'è invece la condanna alla pretesa di imporre la religione con la violenza.
Detto dal Papa, massima autorità della Chiesa Cattolica, la quale nel corso dei secoli della violenza ne ha fatto ampiamente uso, non può che essere un segnale incoraggiante.
Anche - se vogliamo - una sorta di autocritica.
Invece è scoppiato il putiferio.
Al Quaeda: "E' vicino il giorno in cui gli eserciti dell'Islam distruggeranno le mura di Roma."
E avanti così.

Attenzione.

Tutta questa storia è falsa.

Il Papa NON ha offeso l'Islam.
La maggior parte dei musulmani NON pensa che la violenza sia necessaria.
La maggior parte dei cattolici NON pensa minimamente a partire per le Crociate.
La maggior parte della gente, in tutti i Paesi del Mondo, INVECE si è decisamente rotta i coglioni di guerre, mine-anti-uomo, fame, povertà, debiti, pallottole, malattie, suonerie polifoniche per cellulari.
La maggior parte della gente, in tutti i Paesi del Mondo, si rende conto che la Ragione favorisce il Progresso e con il Progresso arrivano anche tante belle cose, MA che se non si pongono dei limiti a tutto questo, si va verso la catastrofe più completa, quella verso la quale ci stiamo avviando.

Di questi dati di fatto qui sopra - colpevolmente - i media se ne sbattono altamente le balle.
Eppure queste - cazzo! - sono le NOSTRE idee, quello che pensiamo NOI, milioni e milioni di individui comuni a Trieste, Alessandria d'Egitto, Istanbul, Helsinki, Carugate Brianza!
Io vorrei leggere di queste idee qui, idee largamente condivise, non delle idee di pochi fanatici.
Esempio:
Notizia:

"A Bassora, in una manifestazione con 500 dimostranti, bruciato e dato alle fiamme un fantoccio raffigurante il Papa" (segue filmato).

Tu lo vedi e dici: "CheCcàzzo!?!? Ma allora scoppierà un casino! Avrò la jihad sottocasa!"

Più correttamente la notizia andrebbe data così:

"Le parole del Papa hanno provocato l'ira di una parte minoritaria di musulmani. Alcuni di loro a Bassora, per rendere il tutto più spettacolare, hanno bruciato un fantoccio raffigurante il Papa. Nonostante questo milioni di persone, musulmani e non, pensano ci siano modi più costruttivi di passare il pomeriggio, ad esempio essendo gentili con il prossimo o stando con la propria famiglia."

Non possiamo permetterci l'IGNORANZA.
Non possiamo affidarci a quello che leggiamo qua e là.
Dobbiamo (se possibile) andare alla fonte (in questo caso: il testo integrale del discorso).
Altrimenti procedere cauti, ricordandoci sempre che non esiste solo quello che viene inquadrato dalle telecamere.
Il fuori-campo spesso ci dice molto, ma molto di più.
Dobbiamo ascoltare il buon senso.
Non le bugie e le cazzate.
Una bugia raccontata mille volte da mille persone diverse non diventa verità.

Ma soprattutto dobbiamo ricordarci sempre del SANGUE e della FIGA.
SANGUE e FIGA (non necessariamente abbinati) tirano sempre.
Per SANGUE intendo "violenza" e per FIGA intendo "figa".
La rappresentazione di questi elementi, che fa leva sulla nostra animalità, è più potente e catalizzante di qualunque altra cosa.
Ne siamo attratti, ipnotizzati.
Posso mostrati ore e ore di tramonti e prati verdi, ma basteranno 10 secondi di tette e culi e ti ricorderai di quelli.
Un pugno in faccia ed un "vaffanculo" e ti ricorderai di quelli.
Non che ci sia niente di male in sè.
E' fisiologico.
Diventa un problema quando per attirare l'attenzione, uso questi facili espedienti.
Trucchi da due soldi.
Che però cazzo, funzionano.
Quando vedi sangue e figa, e non è un videogame o un porno, diffida.

La pacatezza è rivoluzionaria.
postato da: hotelgorillo alle ore 17:29 | link | commenti (5)
categorie: la dura realtĂ , fatevi i cazzi miei
martedì, 22 agosto 2006

L'IMPENSABILE


(questa bellissima immagine è stata realizzata da Saverio
Polloni)



Ieri ho pensato l'impensabile.
Ho esclamato l'inesclamabile.
Dopo una mezz'ora davanti al monitor con sguardo perso nel vuoto, ho chiuso tutto e sono uscito di casa.

Avevo letto questa intervista con il ministro Paolo Ferrero (Rifondazione Comunista):

[...]
Queste misure le sembrano sufficienti a limitare il fenomeno degli sbarchi?
"Siamo sinceri e affrontiamo la realtà. Tempo fa il mio collega spagnolo mi ha fornito una stima impressionante: nel continente africano ci sarebbero trenta milioni di giovani, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, pronti a lasciare casa e affetti e a rischiare la vita pur di raggiungere un Paese ricco, che offra loro una qualche possibilità di sopravvivenza. Questa è la verità. E poi, non limitiamoci a trattare l'immigrazione solo come un problema da risolvere".

Parla dell'economia occidentale e della crescente necessità di manodopera straniera?
"È questo il punto: integrandoli, non facciamo solo un favore agli immigrati, ma anche alla nostra economia, che ne richiede sempre di più la presenza. Sono loro che vengono a fare lavori che spesso gli italiani non vogliono più fare. Ribadisco: siamo di fronte a un fenomeno enorme, che noi italiani siamo abituati a vedere dal punto di vista di chi parte. Abbiamo avuto 28 milioni di emigrati. Eravamo un Paese di emigrazione e oggi dobbiamo capire di essere diventati un Paese di immigrazione".

Se già adesso, SENZA questi 30 milioni di giovani stranieri, i giovani italiani vivono nella precarietà totale, chini a 90° con il culetto già pronto per la prossima inchiappettata, tra uno stage non pagato, un call center e la friggitrice di Mc Donald's, DOPO come sarà?

La frase migliore è questa:

"È questo il punto: integrandoli, non facciamo solo un favore agli immigrati, ma anche alla nostra economia, che ne richiede sempre di più la presenza."

che si può tradurre:

"I padroni di casa nostra sarebbero felici di avere degli schiavi che costino loro ancora meno"

Per loro, per i padroni, e per i loro lacché a Palazzo, certo che l'immigrazione non è un problema.
Nessun proprietario terriero della Virginia avrebbe detto che la tratta degli schiavi era "un problema da risolvere".
I loro figli non porteranno mai pizze rischiando il culo sull'asfalto bagnato per qualche euro, o saranno costretti a trasformarsi in automi che ripetono per ore le domande di un sondaggio telefonico.
Per non parlare di fabbriche malsane, posti pericolosi e compagnia bella.
Grazie al cazzo che non è un problema.

"Ma gli imm-"
NO.
FANCULO.
La frase stronzissima "Loro fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare" ve la prendete e ve la infilate nello stesso posto nel quale se lo pigliano le centinaia di migliaia di vittime delle brillanti idee di Treu e Biagi.
Condizioni umane e sicure e stipendio dignitoso: e vedrete che gli italiani hanno voglia di fare e lavorare.
E poi - cristo, non è difficile capirlo - I salari pagati ai lavoratori flessibili devono esser più alti e non più bassi, proprio perché più alta è la loro probabilità di licenziamento.
Lo dice un Premio Nobel, Stiglitz, ma è fottutamente evidente.

Ma la tranquillità, il benessere delle persone non rientra nei loro piani.

Quello che vogliono è importare la disperazione, in modo da consolidare sempre di più un regime di schiavitù.
Vera e propria guerra tra poveri.
Non solo figurata: l'integrazione non c'è, non esiste, lo si è visto pure in Francia, la tensione aumenterà sempre più, e aumenteranno i casini.
Ma tra chi?
Tra i poveri e i poverissimi, ovvio.

Questa è Rifondazione Comunista al Governo, Italia anno 2006.
La presa per il culo totale è che è andata su con il voto di tantissimi ragazzi precari, che si fanno il culo ogni giorno e che studiano per prendere una laurea con la quale otterranno un posto da camerieri, sempreché al proprietario non convenga assumere un maghrebino appena arrivato.
Molto più astuta del cabarettista nano, questa manica di iene sinistre lava il cervello di milioni di giovani in perfetta buona fede con esotiche puttanate terzomondiste, miraggi egualitaristi e concerti reggae-ska-bellaciao.
Il Che, dalle magliette, guarda verso l'alto: probabilmente non reggerebbe lo spettacolo.

Dei poveri, degli oppressi, degli sfruttati non gliene fotte un cazzo.
Non pensano neppure lontanamente di fermare l'Immigrazione.
Intendo rimuoverne le cause migliorando il Terzo Mondo, non silurando i gommoni.
Dicono che è impossibile, ma non è vero.
Dicono che è impossibile perchè hanno bisogno di nuovi schiavi per renderci TUTTI ancora più schiavi.

Giuro.
Ieri ho pensato l'impensabile.

"Aridateme 'r Nano!"
postato da: hotelgorillo alle ore 14:20 | link | commenti (13)
categorie: la dura realtĂ , fatevi i cazzi miei
martedì, 20 giugno 2006

THOM YORKE - THE ERASER (prime impressioni)

Thom, sei bravo, ti voglio bene, ma perché?
Dimmi, perché fai così.
Io so che tu potresti.
Solo che invece stai rannicchiato tipo paguro a spippolare.
E io m'incazzo.
Ascolta Thom, ti hanno mai detto che quella musica elettronica fatta di fruscii e suonini e rumorini è una cosa da FROCI?
Ti è mai giunta questa voce?
No?
Quanto cazzo ti costerebbe tirare fuori i coglioni e fare un'altra "Creep", un'altra "Street Spirit (fade out)", quanto straminchia ti costerebbe ritornare a quel sublime punto di equilibrio tra il pop e le pippe che è "Ok Computer"?
Va bene, volevate fare quelli che vanno fuori dagli schemi e cagano in testa al music business.
"Kid A" e "Amnesiac", va bene.
Poi "Hail to the Thief", mmm...
Insomma, così, confidenzialmente: "Te che miagoli sui rumorini un po' va bene. Te lo concederemo sempre perché sei un gran figo ed hai dimostrato di esserlo, ma ti vorremmo come una volta cioè meno-elettronica-finocchia-più-passione-esplosiva.
Abbiamo visto che sai fare (bene) anche ste cose qua, ma ciò non significa che tu debba continuare a farle per sempre.
Ascoltami: butta via il computer, stacca la spina, telefona a qualcuno tipo chessò Devendra Banhardt, andate fuori, ubriacatevi, andate a puttane, andate a far festa, poi ti fai portare da lui in un capanno nei boschi e  registri per un mese di fila solo chitarra e voce.
Se proprio non vuoi spaccare i culi come sai fare tu (vedi appunto "Creep") almeno finiamola con i suonini, i rumorini, i dischini...

(Tanto poi lo so che nei momenti più finocchi* questo disco sarà un must.)


*il termine "finocchio" o "frocio" non è usato in questo post nella sua normale accezione di "persona attratta da persona del suo stesso sesso".

ALCUNE FRASI FINOCCHIE:

- "Sniff sniff ... mi ha mollato ed adesso scopa con un maestro di capoeira giamaicano dal fisico scultoreo, però ha detto che io sono in assoluto la persona con la quale preferisce parlare dei film di Lars Von Trier..."
- "Che bella spillina!"
- "Che bel 7 pollici!" (se non sai cos'è un 7 pollici, è già un piccolo sintomo di virilità oggigiorno)
-"Andiamo a bere uno spritz?"
-"Sono uno sfigato. Nessuno mi caga."

WARNING:
TUTTI siamo un po' finocchi dentro.
postato da: hotelgorillo alle ore 09:59 | link | commenti (16)
categorie: figata, la dura realtĂ , fatevi i cazzi miei
domenica, 11 giugno 2006

OVVIAMENTE NON E' SCONTATO



Prologo (che non è un prologo, ma conclude il post precedente): chiunque fosse interessato a darsi da fare per organizzare un concerto estivo che coinvolga più band/artisti/realtà possibili per far vedere che Trieste è viva è vitale si faccia sentire. Grossa sorpresa. Astenersi mercenari/e e perditempo.
hotelgorillo - - chiocciola - - hotmail.com

Post vero e proprio (in qualche modo però connesso con quello precedente):

Cosa volete?
Ovvero,

1) Cosa vorreste ci fosse a Trieste in ambito culturale/musicale?
Un circolo (come ad esempio Etnoblog) dedicato solo alla musica, più locali (quindi situazioni a scopo di lucro) dove suonare dal vivo, più club/disco, più eventi grossi, oppure etichette, siti, fan/webzine... cosa?

2) Cosa sareste eventualmente disposti a fare/sacrificare per questa causa?
Vi ci buttereste anima e corpo, e se non ci sono soldi chissenefrega, oppure vorreste trasformarlo in un lavoro oppure non fareste niente perchè pensate che tocchi a qualcun altro farlo e/o siete magari dei musicisti e vi trovate meglio a comporre canzoni e/o son cose che se ci sono ok, se non ci sono si sopravvive uguale?

Mi pare importante pormi/vi queste domande, perché è abbastanza scontato che si vorrebbero avere un sacco di cose in più, ma non è per niente scontata la loro importanza. Fantasticare, auspicare che delle situazioni cambino è una questione; mettersi in gioco, darsi da fare, rischiare tempo soldi in un progetto è ben diverso. Forse - dico forse - a Trieste certe situazioni, certe realtà non si sono mai sviluppate perché non ce n'è mai stata un'esigenza abbastanza forte. Forse quest'esigenza non è così forte neanche adesso. E' solo un leggero fastidio, una seccatura sopportabile. In questi quasi due anni di Tetris ho visto molta buona volontà in generale,  anche entusiasmo,  molta meno urgenza e determinazione.  Sia chiaro: l'urgenza non è fretta.  Siamo dominati dalla fretta e dall'ossessione di essere il più veloci possibie. L'urgenza non è questione di (solo) di velocità, la velocità nell'urgenza è solo una conseguenza: ho talmente bisogno di una cosa che la vorrò nel minor tempo possibile. Non è velocità per la velocità. E' una velocità che consente efficienza.
La determinazione non è arrivismo, scalata al potere, pragmatismo che passa sopra tutto e tutti per arrivare allo scopo. La determinazione è chiarezza. E' essersi posti domande su dove si vuole arrivare e mettersi in marcia, ma senza paura, dopo qualche tappa, di porsele ancora.
E' un delicato gioco di equilibri: essere abbastanza (auto)disciplinati senza perdere il senso del gioco, non diventare succubi di un certo "professionismo", di un certo spirito "imprenditoriale", senza cadere nella fricchettonaggine "ma si, bon... dei... va ben".
Cazzi.
Sono cazzi.

Le domande di cui sopra chiaramente me le sono fatte.
Ecco le mie risposte:

1)Voglio una struttura anche piccola dove la musica sia al centro di tutto. Voglio che sia accessibile a tutti (dal punto di vista economico) e resti sganciata da meccanismi di profitto. La voglio sempre "in progress" e la voglio aperta: chi vuole, viene e fa. Poiché fa, la cosa è anche sua. Penso che una simile struttura mi/ci sia DOVUTA, penso che sia DOVUTA ALLA CITTA'. Penso che con le istituzioni dovrebbero preoccuparsi di metterla in piedi e poi lasciarla in mano a chi può farla funzionare. Cioè penso che i soldi (una buona parte se non tutti) dovrebbero essere PUBBLICI perché trattasi di struttura di PUBBLICA UTILITA'. Di UTILITA' SOCIALE.

2)Sono disposto a dedicarmici facendomi il culo. Chiaro che se tale struttura non può permettersi di garantire un compenso a tale sbattimento, devo anche lavorare altrove. Ma soldi, pure di tasca mia, per una roba simile anche ce ne metto, ci rischio pure, se ciò servisse a far capire alle istituzioni che uno spazio così è necessario e che quindi DEVONO FINANZIARLO. Non "ah tanto ve lo potete pagare voi... fate voi". NO. Un par de palle. Così come sono contrario all'idea che la Cultura debba vivere di finanziamenti pubblici (perché QUESTA, miei cari, è l'idea parassitaria che hanno moltissimi operatori "culturali", i quali con la realtà e con la strada NULLA HANNO A CHE FARE e vivono nel loro mondo di "cultura" morta, mummificata, della quale non frega un cazzo a nessuno a parte i quattro stronzi delle loro conventicole).
La "Cultura" che vive esclusivamente succhiando soldi ed è incapace di auto-alimentarsi è soltanto MERDA AUTOREFERENZIALE. Il che - si badi bene - non vuol dire che le istituzioni non debbano accollarsi l'onere di un supporto economico. Ma dev'essere una spinta, un incentivo ad una situazione sana che poi cammina da sola con le sue gambe, non buttare soldi in voragini senza fondo, che poi sarebbero in gran parte le tasche degli amministratori. Criteri di merito sulle idee. E' un'idea - in tal caso - è tanto più meritevole quanto più riesce a coinvolgere trasversalmente la comunità.

Bon, così è come la vedo io.
Voglio sapere come la vedete voi.
postato da: hotelgorillo alle ore 15:24 | link | commenti (34)
categorie: fatevi i cazzi miei, trieste - i love you
martedì, 09 maggio 2006

SCIU' SCIU'

Altra recensione del sottoscritto... per chi non compra "Il Piccolo" o non lo legge a scrocco in baretto.
Trattasi di XIU XIU + LARSEN. Il nome si pronuncia "sciù sciù" e non "ksìu ksìu"... io dicevo sempre ksìu ksìu, d'altronde ho sempre chiamto gli indiani Apache "apàsh" e non "apàci"... apàci... dai... suona male...

"Anche il secondo appuntamento primaverile del Miela con sonorità ai confini tra rock e sperimentazione (il primo era stato quello con i Liars un paio di settimane fa) ha fatto centro. Domenica 7 maggio è stato il turno degli italiani Larsen insieme agli americani Xiu Xiu.  Non una semplice serata con due band, ma uno spettacolo unico che prevedeva sia momenti collettivi sia invece dedicati alle singole formazioni, il tutto con decisa soluzione di continuità. Grandi lettere maiuscole proiettate sullo sfondo (una “L” per i Larsen, “XX” per gli Xiu Xiu e “XXL” per le parti in cui erano presenti entrambi) hanno scandito le tappe di un percorso impegnativo ma al tempo stesso decisamente interessante. L’apertura è affidata alle dilatate composizione dei torinesi. Grandi affreschi a tinte scure, che si sviluppano inesorabili e avvolgenti, alternando con rigore fasi sospese e ritmiche corpose, pesanti. Il battito che entra e spinge avanti, svelando il peso specifico molto alto di ogni singolo elemento. Gli arrangiamenti sono scarni, austeri, ma efficaci poichè disposti con stile e mestiere. Colonna sonora di un immaginario ed inesistente noir ambientato tra la fine della notte e la prima luce dell’alba, la musica dei Larsen ha il suo punto di forza nell’esibizione di una stabilità e di un equilibrio che non vengono mai meno: può esserci il violino a tracciare traiettorie veloci o la fisarmonica a creare lenti vortici, ma la struttura è sempre lì presente, chiara, imponente. Discorso opposto per Xiu Xiu, dove la cifra stilistica è la fragilità estrema, la precarietà. In una dimensione dove lo sfacelo è imminente o già avvenuto e si ripete, schizzano impazzite come insetti quando il sasso è stato sollevato le crisi formato canzone di Jamie Stewart. Stewart è esagerato. Nel senso che esaspera talmente la disperazione da riuscire a metterla in bilico sull’orlo del ridicolo, per rendersi volontariamente caricatura, maschera. Il suo posto è fuori posto. La sua performance è così intensa e così potente perché il suo mettersi a nudo emozionalmente è totale. E’ lavare i panni sporchi dell’anima in pubblico. Lo spettatore è catturato tra l’imbarazzo, la curiosità morbosa e l’immedesimazione. Xiu Xiu è discarica new wave, ricordo degli anni ‘80 visti dalle finestre di un ospedale psichiatrico, Cure e Talk Talk squartati e ricuciti, strofinati con la carta vetrata. Forse la parte meno forte invece è proprio l’unione delle due opposte visioni, che sembrano annullarsi a vicenda nelle loro manifestazioni più estreme senza invece supportarsi, per poi risolversi ad esempio in cover stuprate con enfasi (“Prince Charming” di Adam & The Ants) o in tappeti di vetri rotti sui quali far camminare la Penguin Cafe Orchestra."

PS: Per me la lunghezza giusta di un concerto è 45-60 minuti. Di più, la maggior parte delle volte soffro. Invece tutti vogliono i concerti lunghi. Domenica hanno suonato 2 ore e un quarto, e la gente si aspettava la solita sceneggiata me-ne-vado-poi-torno che fortunatamente non c'è stata. Mugugni in sala all'accensione delle luci. Ma dai. Jamie Stewart a volte se magna 'r microfono.
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sabato, 29 aprile 2006

LIARS AL MIELA - RECENSIONE

Visto il successo della recensione MelvinsFantomasBigBand, e visto che devo scrivere una marea di roba, ergo non posso scrivere troppo qui, vi propino la recensione che ho scritto per "Il Piccolo" di oggi.
Mi sono piaciuti un casino, e poi son guaglioni simpatici che ti offrono pure 'na birretta...

“Drum’s not dead”. “La batteria non è morta”. No, no, non è morta. Anzi. Il batterista ancora meno: picchia a dismisura. Julian Gross fa impressione. Nel suo completino da basket di Detroit è alla guida di un mostro spaventoso. Il mostro, la strana entità chiamata Liars che giovedì 27 aprile si è presentata al Teatro miela di Trieste all’apertura di un nuovo tour italiano. E che apertura. C’era tutta l’aria dell’evento, e così è stato. Un concerto fenomenale. Nonostante si potesse pensare che un teatro fosse una location un po’ troppo istituzionale per dei selvaggi come i Liars, il tutto ha funzionato benissimo sia per la band che è uscita dall’impianto in tutta la sua potenza, che per il numeroso pubblico che si fatto travolgere di buon grado. Impossibile scindere le figure, i corpi dei musicisti dal loro suono. Julian Gross, il batterista “principale” è l’impatto, la forza, la precisione, il rullo compressore. Muscoli tesi, attitudine sportiva, si trasforma in una drum-machine umana che macina a più non posso, senza sosta. Aaron Hemphill, l’altro batterista-chitarrista-e-non-solo è il lato più riflessivo, curvo sullo strumento, cesella, inanella, cuce. E Angus Andrew. Angus Andrew è lo scheletro, l’ossatura, l’impalcatura. Altissimo, magrissimo, elettrico, impazzito. Immaginate Chewbacca di Star Wars trapiantato a New York e insediatosi nella metropoli. Si presenta sul palco in tuta blu da meccanico e dopo qualche canzone abbandona la tuta e se ne esce con un tailleur improbabilissimo da vecchia signora, collant strappati, sottoveste lacera. Gli angoli acuti del suo corpo, i suoi spigoli, sono la musica stessa del trio. Il rock è un bue ferito, finito dentro un fiume infestato di piranha che in un’ora se lo spolpano, lo divorano. Questo sono i Liars: sottrazione di tutto il possibile dal corpo del rock, per lasciare solo desolazione, rumore e decadenza. Con il sorriso sulle labbra se possibile. C’è febbre, pochissima melodia e molto molto rumore. I brani registrati in studio dal vivo hanno un’altra valenza, sono altro. Via le rifiniture, via i freni, restano gli spasmi e le contrazioni. Canzoni che sono come treni impazziti, vagoni della metropolitana che sfrecciano in tunnel bui, rombo assordante e cori di ubriachi che urlano, in mezzo a loro, di sicuro qualche lupo mannaro. “Let’s not wrestle Mr HeartAttack”, ultimo pezzo prima dei bis è l’esplosione definitiva, tutta la pressione trattenuta fino a quel momento che esplode in un uragano percussivo con bassi che sembrano il canto gutturale di una moltitudine di robot infangati. La versione contenuta sul cd, solo un pallido riflesso in confronto al colosso che ha chiuso la performance. Una stupenda esplosione. Un’esplosione illuminante. Ora non resta che attendere il secondo appuntamento, quello con il buio new wave degli Xiu Xiu il 7 maggio, sempre al Miela.
postato da: hotelgorillo alle ore 13:53 | link | commenti (6)
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