Archivio

oggi
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Partecipano

Foto recenti

venerdì, 01 giugno 2007

GIOVANI PROBLEMATICI & AUMENTI RETROATTIVI

(Una cortese richiesta: se qualcuno avesse in computer l'intervento dell'On. Menia pubblicato sul "Il Piccolo" di sabato 26 maggio mi contatti a locandadelgorilla///chiocciola///hotmail.com... non lo trovo da nessuna parte e merita un post a parte)

Piazza Oberdan come il Bronx?
Credo che vi sia capitato di leggerne sui giornali nelle scorse settimane.
Ragazzi che passano le giornate lì a bere, un tentativo anche abbastanza maldestro e insensato di rapina nel vicino supermercato con relativo ferimento di un cliente che si è intromesso, e un numero imprecisato di casini vari (minacce, botte, fastidi, ecc ecc).
E’ una situazione che trovo molto triste sia per come è realmente e sia per come viene poi rappresentata dalla stampa.
Sembra che l’emergenza sia scattata così, tutta d’un tratto.
Prima tutto bello, tutto perfetto, poi simili ad alieni invasori ecco i “punkabbestia”.
Io detesto virgolettare queste parole, punkabbestia l’ho virgolettato apposta.
Se riuscite a provare la stessa sensazione negativa che provo io quando mi imbatto in queste virgolette, allora siamo già a buon punto: ci capiremo.
Queste sono le virgolette usate da chi non capisce, da chi non sa nulla di prima mano.
Tradiscono estraneità e al tempo stesso “superiorità”.
Se definisco il signor taldeitali un artista è una cosa.
Se lo definisco un “artista”, tutt’altra.
Scavo un fossato.
Mi allontano.
Ne prendo le distanze e forse lo prendo anche un po’ per il culo.
Di fossati, a Trieste, intorno a chi non ha più di 60 anni, non va a dormire alle nove di sera e non profuma di glorioso Impero Austro-ungarico ne sono stati scavati pure troppi.
E sono state messe pure tante transenne che - ma che strano eh? - non sono servite a nulla.
Ricordate qualche anno fa la polemica su quelli che sporcavano il pronao di S. Antonio Nuovo e la relativa decisione di recintarlo con orribili transenne metalliche?
Ecco le persone che stavano lì si sono spostate di qualche centinaio di metri e il problema non solo non è stato risolto ma forse ha assunto proporzioni maggiori.
Leggendo su “Il Piccolo” qualche intervista agli attuali frequentatori di Piazza Oberdan traspariva un senso di desolazione e di rinuncia che mi ha lasciato basito.
Il messaggio più o meno era questo: “Non siamo dei violenti, non abbiamo nessun posto dove andare, niente da fare e chiediamo solo di poter stare qua a bere a oltranza senza dare fastidio a nessuno”.
Questo messaggio, non tanto i fatti più violenti che sono, sì, molto gravi ma costituiscono l’eccezione, questo messaggio dovrebbe far pensare le Istituzioni, spingerle a interrogarsi.
E’ la “normalità” costituita da un orizzonte di pomeriggi passati a ubriacarsi, anche senza dare fastidio a nessuno, che dovrebbe preoccupare.
E invece niente.
Forse i vigili gireranno armati.
Forse ci sarà più sorveglianza.
Sullo spreco di giovani risorse nessuno sembra soffermarsi.
E al contempo però - altra notizia recente - chi invece si organizza e crea situazioni aggregative funzionanti viene incomprensibilmente ostacolato.
La compagnia di giocolieri “Attrezzi da Trambusto” teneva un laboratorio settimanale aperto a tutti, gratuito, al ricreatorio Gentilli a Servola.
Per l’uso della palestra aveva un regolare contratto con il Comune ed un certo affitto già stabilito.
Ebbene il Comune ha aumentato notevolamente l’affitto in maniera addirittura retroattiva: non solo dovrebbero pagare di più per continuare ma devono una differenza per i mesi già trascorsi.
Risultato: interruzione del laboratorio.
Perché?
Mistero.
Con tutti i soldi pubblici che si spendono, non si può fare a meno di un simile innalzamento di prezzi verso realtà che non se lo possono permettere?
E con che coraggio poi ci si può lamentare se nascono situazioni come quella di Piazza Oberdan?
Certo, non viviamo nel mondo dei Puffi, lo sappiamo benissimo che un laboratorio di giocoleria non cambia il mondo e neanche i mille problemi aggregativi che ci sono, ma è un esempio-simbolo: nessuno fa nulla e quei pochi che ci provano non vengono supportati, vengono ostacolati.
E’ da qui che bisogna ripartire invece: da situazioni piccole create da ragazzi per altri ragazzi.
Ripensare tutti i metodi.


Lasciate un commento come se firmaste una petizione virtuale (e ovviamente dite la vostra!).
Potrebbe fare la differenza in questo caso!
venerdì, 12 gennaio 2007

LA STRAGE DI ERBA



"Piangeva, quel bambino, strillava come un matto. Prima o poi qualcuno sarebbe venuto a vedere, per fortuna che quell'altro che abita lì è vecchio e sordo", racconta Rosi. Per un attimo gli assassini si fermano, Olindo forse il bambino lo lascerebbe vivere. Ma Rosi no: "Ci penso io". Youssef è sul divano, con addosso solo un pagliaccetto. Rosi lo prende per i capelli, lo alza un poco, e compie la brutalità più agghiacciante. Gli recide la gola, come fosse un capretto.


C'è qualcosa nel volto di Angela Rosa Bazzi di profondamente inquietante.
Qualcosa che mi è familiare.
E' un volto che potrei aver già visto, anzi l'ho visto sicuramente.
E' un espressione dura e ottusa.
Di estrema chiusura e fastidio.
L'ho vista chiudere uno sportello in faccia a decine di persone dopo ore di fila perché è il momento di chiudere.
L'ho vista dire di no a qualcuno che chiede di passare davanti alla cassa del supermercato perché ha solo una cosa da comprare e lei un carrello pieno.
L'ho vista impassibile al semaforo dietro il finestrino della macchina evitare lo sguardo di un lavavetri e guardare fisso davanti.
L'ho sentita inveire a denti stretti contro i cani che cagano sui marciapiedi, contro i marocchini che puzzano, contro i s'ciavi.
Quegli occhi a fessura, ostili; quella bocca contratta in una smorfia di eterno disgusto, tutto già visto.
Dietro di lei una creatura al guinzaglio, massiccia, silenziosa.
Il marito.
Taciturno e impacciato, a volte sbuffa ma ubbidisce.
E' chiaro chi comanda.

Sono due tra i tanti esseri nemici attorno a me.

Se i parenti delle vittime sono davvero riusciti ad esprimere un perdono sincero, a loro va profonda ammirazione e rispetto.

Io, dal canto mio, mi auguro per i due assassini una giustizia severa, inflessibile, senza sconti, che li faccia vivere per il resto dei loro giorni con l'indelebile marchio d'infamia che si sono cuciti addosso.
Esposti allo sguardo di condanna della Comunità.
Fianco a fianco con i demoni che hanno evocato.

Dio, poi, deciderà di loro.
postato da: hotelgorillo alle ore 20:13 | link | commenti (18)
categorie: attualitĂ , erba, strage, condanna, youssef, bazzi